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News del Febbraio 2013

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 Chiarezza sul DdL n°3270 del 19/12/201306/02/2013    Chiarezza sul DdL n°3270 del 19/12/2013

Nel pieno marasma dovuto alla conclusione del mandato parlamentare del governo  è stata approvata dalla Commissione Attività Produttive della Camera, in sede legislativa, la legge 14 gennaio 2013, n. 4 sulle cosiddette “professioni” NON regolamentate. Già la forma di esclusione rappresenta una chiara separazione fra quelle che sono le professioni sanitarie (REGOLAMENTATE seppur ancora non organizzate, per colpe note, in Ordini e/o albi) e le professioni-mestieri che non lo sono (amministratori di condomini, animatori, musicoterapeuti, bibliotecari, statistici, pubblicitari,e altri…. 155 profili). 
Sul tema tuttavia si sta già realizzando uno degli effetti che facilmente avevamo profetizzato fin dall’avvio del ddl: la confusione da parte dei più e la strumentalizzazione da parte di altri che vedono la possibilità a fini lucrativi di “invadere” il campo delle prestazioni e delle attività sanitarie senza quei percorsi di garanzia formativi propri delle Professioni Sanitarie.
Grazie all’attività continua e coerente di tutte le Professioni Sanitarie, l’art. 1 comma 2, appositamente modificato il 15 novembre 2012 anche su sollecitazione politica delle nostra associazioni attraverso il CoNAPS, esclude per le professioni le attività riservate alle professioni sanitarie ovvero nessuna attività sanitaria potrà essere esercitata dagli iscritti alle associazioni professionali che la nuova norma intende in qualche maniera regolamentare. Allo stesso modo, la nuova norma non offre alcuna possibilità di individuazione di altre professioni sanitarie o arti ausiliarie, perché ad essere escluse dall’ambito di intervento dei nuovi “professionisti” sono proprio le attività inerenti prevenzione, cura e riabilitazione, insomma tutte le attività sanitarie che nel rispetto della Costituzione sono vigilate dal Ministero della Salute.
In ossequio al mercato, e non certo per garantire a quelli che il legislatore definisce “consumatori” una maggiore consapevolezza degli operatori, la legge dispone che siano le norme tecniche UNI lo strumento per accreditare, tramite le associazioni professionali, le attività che intendano organizzarsi, rispetto a requisiti che, anch’essi, saranno auto-determinati.
A noi pareva che il concetto di Professione fosse diverso, partendo dal concetto di utilità sociale.
In ogni caso, nonostante la norma di salvaguardia delle Professioni Sanitarie inserita, il nostro controllo sarà costante: non potranno essere previste, nemmeno incidentalmente, fra le attività di questi operatori, le attività sanitarie già affidate ai Professionisti Sanitari
Quando il rapporto fra Professionista e Cittadino è orientato al superamento di un bisogno di salute, soprattutto se con tecniche ed approcci già codificati per le Professioni Sanitarie, si tratta di attività sanitaria riservata per legge ai soli soggetti abilitati allo scopo.
La pratica sanitaria può essere svolta solo da chi è in possesso dei titoli abilitanti previsti dalla Legge ed ha superato, allo scopo di garantire la salute dei Cittadini, un specifico e previsto esame di stato abilitante.
Credendo fortemente in quanto sopra Le professioni attraverso il CoNAPS hanno chiesto ed ottenuto al Ministro Balduzzi che si facesse garante della salvaguardia del diritto di Salute e che in proposito ribadisse perimetrando “blindando” le attività sanitarie e le necessarie competenze dei professionisti ad esse funzionali, da pericolosi sorpassi a destra d’interessi ben lontani dal concetto costituzionale di Salute.  Auspichiamo pertanto che tale chiarimento sia espresso come richiesto nella prossima seduta di Conferenza Stato-Regioni 


File / Link:
www.unpisi.it/news/news/207272