Dubbi o necessità di chiarimenti?

  Mauro Antonio Buzzoni

Segnalazioni legislative 1° semestre 2006

 

 

 Testo unificato O.M. Salute 26/08/2005 e 10/10/2005

"Misure polizia veterinaria in materia di malattie infettive

e diffusive dei volatili da cortile"

 

 

 Rassegna legislativa al 20 Maggio 2005

 

Igiene – Pubblicazione in G.U.C.E. del

Regolamento CE 882/2004 sui controlli

ufficiali in materia di mangimi e alimenti

 

Regolamento CE 882/2004

 

 

Igiene – Pubblicazione in G.U.C.E. dei

regolamenti (CE) del Parlamento europeo

e del Consiglio nn. 852, 853, 854/2004.

 

Informiamo  che sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 139, del 30 aprile 2004, sono stati pubblicati i seguenti acclusi regolamenti:

- regolamento (CE) n. 852/2004 del 29 aprile 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari;

- regolamento (CE) n. 853/2004 del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale;

- regolamento (CE) n. 854/2004 del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano.

Il regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, cui Vi rinviamo per l’esame dell’articolato e dei relativi allegati, abroga, con le specificazioni contenute nel comma 3, art. 17 ed a decorrere dalla data di applicazione dello stesso (18 mesi dall’entrata in vigore), la direttiva 93/43/CEE, recepita nel nostro ordinamento giuridico con il noto decreto legislativo n. 155/97.

Regolamento CE n 852/2004

Regolamento CE n 853/2004

Regolamento CE n 854/2004

 

 

 

 

 

Flash

 

L'apicoltura è considerata attività agricola

La Commissione Agricoltura della Camera ha definitivamente approvato le norme della legge quadro sulla "Disciplina Apicoltura". La legge riconosce l'apicoltura come attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell'ambiente naturale, dell'ecosistema e dell'agricoltura in generale ed è finalizzata a garantire l'impollinazione naturale e la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine.

Con questo provvedimento la conduzione zootecnica delle api, denominata "apicoltura" è considerata a tutti gli effetti attività agricola ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile. Nella legge si individuano le figure soggettive dell'apicoltore, dell'imprenditore apistico e professionale e si disciplina l'uso dei fitofarmaci per la difesa delle api in primavera.

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Carni di pollame: più informazioni in etichetta

Con decreto 29 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 241  del 13 ottobre scorso, sono state indicate le modalità per l’applicazione di sistemi volontari di etichettatura alle carni di pollame.

Nell'etichetta verrà inserito un codice o un numero di riferimento dal quale sarà possibile ricavare numerose informazioni: il nesso tra le carni ed il lotto di produzione in allevamento (rintracciabilità), il Paese dell’impresa di produzione, quello di allevamento, ingrasso, macellazione, il laboratorio di sezionamento, l’alimentazione, la forma di allevamento. Per gli animali nati, allevati e macellati in Italia potrà essere riportata un'apposita indicazione che ne sottolinei l' "italianità".

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Sanzionabili le macellerie che non etichettano le carni bovine

Dal 17 marzo i titolari delle macellerie che non etichetteranno le carni bovine con le indicazioni obbligatorie previste dalla normativa comunitaria saranno punibili con sanzioni pecuniarie che vanno da 2.000 a 12.000 euro. Lo stabilisce il decreto legislativo 29 gennaio 2004, n.58, recante “Disposizioni sanzionatorie per le violazioni dei Regolamenti (CE) nn. 1760 e 1825 del 2000, relativi all’identificazione e registrazione dei bovini, nonché all’etichettatura delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine” .
Le indicazioni obbligatorie riguardano: il codice di riferimento; il numero di approvazione del macello e del laboratorio di sezionamento; lo Stato membro o il Paese terzo di nascita; gli Stati membri o i Paesi terzi in cui ha avuto luogo l’ingrasso; lo Stato membro o il Paese terzo in cui ha avuto luogo la macellazione

Il D.Lgs. n.58 prevede inoltre l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 a 9.000 euro agli operatori che non adottino un sistema idoneo a garantire la veridicità delle informazioni obbligatorie e facoltative e il nesso tra le carni e l’animale o il gruppo di animali interessati. La stessa sanzione si applica a chi commercializza carni bovine utilizzando indicazioni o segni che possono ingenerare confusione con le denominazioni previste dal Reg. CEE n.2081/92.
Le Regioni sono competenti per l’accertamento delle violazioni e l’irrogazione delle sanzioni.

 

 

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Quesiti e risposte

 

Quesito: Sono un Tecnico della prevenzione della A.S. n 3 di Rossano CS lavoro al servizio veterinario vorrei sapere se il servizio veterinario deve esprimere parere per quanto di competenza insieme al Servizio Igiene Pubblica e SIAN, per quanto riguarda gli esercizi che producono e manipolano e somministrano alimenti di origine animale in quanto nella nostra A.S. i Responsabili del  Servizio SIAN e del Servizio Igiene Pubblica sostengono che il Servizio Veterinario è competente soltanto in fase di vigilanza e non può esprimere pareri sui ristoranti, pasticcerie e gelaterie.

Se la risposta è positiva l'atto privo del parere del Servizio Veterinario è legittimo o no? Grazie.

 

 

Risposta: Presso il Distretto di Fidenza – Dipartimento di Sanità Pubblica - Azienda USL di Parma, i pareri vengono  emessi (secondo me correttamente) a firma congiunta (Servizio Igiene Pubblica e Veterinario) se nell’esercizio commerciale vengono prodotti e/o manipolati e/o somministrati anche prodotti di origine animale, mentre è di competenza del solo Servizio veterinario l’espressione di pareri relativi ad Esercizi che producono e/o manipolano e/o somministrano alimenti di origine animale. Inoltre, con apposito accordo Dipartimentale (una specie di regolamento Dipartimentale Interservizi) si è convenuto che per alcune tipologie di esercizi commerciali, tra le quali le pasticcerie e le gelaterie, i pareri vengano espressi dal Servizio Igiene Pubblica (soprattutto a causa della carenza di T.d.P. nei Servizi Veterinari), mentre la vigilanza è effettuata da entrambi i Servizi, ovviamente seguendo un piano di lavoro concordato. Non ritengo sia corretta l’interpretazione secondo la quale il Servizio Veterinario è competente solo in fase di vigilanza e non anche nell’emissione del parere per il rilascio dell’Autorizzazione Sanitaria, poiché gli alimenti di origine animale, sin dalla fase di immissione al commercio, sono di competenza del Servizio Veterinario che ne garantisce la salubrità preventiva , sia nelle fasi di allevamento degli animali sia nella fase di produzione degli alimenti stessi (ispezione negli allevamenti e delle carni prima della loro immissione al commercio, ad es.) e la corretta manipolazione e/o somministrazione.

Certamente il problema non si pone nel caso non vi siano contestazioni di sorta, ma il mancato coinvolgimento del Servizio Veterinario (che si concreta anche nel caso si ricorra all’istituto della delega regolamentata da apposito atto come detto poc’anzi) potrebbe creare notevoli problemi al S.I.P. in caso di contestazioni varie.

Ritengo possibile la delega al S.I.P. poiché chi effettua il sopralluogo è un T.d.P. che, a norma del D.Leg.vo 58/97, è competente ad esprimere pareri finalizzati al rilascio delle Autorizzazioni Sanitarie senza distinzione del Servizio cui è assegnato (altra cosa sono le competenze di U.P.G., ma questa è un’altra problematica). Chiedo scusa per il ritardo della risposta, ma tutti voi sapete (dal Sito) dei problemi che ho avuto (ed in parte ho ancora) con i collegamenti. Spero di esse stato di qualche aiuto; in ogni caso sono a disposizione (telecom permettendo, ovviamente!!!).

 

Carlo Oriani

Ufficio Tecnico Giuridico

U.N.P.I.S.I.

 

 

Quesito: Il mio capo si è impuntato a misurare a cuore dei brik di latte fresco la temperatura c/o i punti vendita

Abbiamo affrontato la problematica e riamo rimasti indecisi sul da farsi :

Caso 1 ) la temperatura è inferiore a 4 C° ( temperatura dichiarata dal produttore) OK prodotto idoneo

Caso 2 ) temperatura sup a 6 C° art 5 comma 6, L.3/5/89 n. 169 con relativa sanzione (art. 8 stessa legge ) ma del prodotto che se ne fa ??? se è sup a 6 C° è anche in cattivo stato di conservazione?? o può essere ricondizionato ??

caso 3) sup a 4 inf a 6 C° che si fa?? Il produttore dichiara "il prodotto deve essere conservato da 0 a +4 C°”

Se mandi questa mail a chi mi puo aiutare grazie ..

TdP Battistini Stefano

 

Risposta: Caro Stefano, sono Carlo Oriani (mi trovi sul sito UNPISI - Ufficio Tecnico Giuridico). Gianluca mi ha “girato", per competenza, il tuo quesito.

Premesso che io lavoro all'Igiene Pubblica e che, consequenzialmente, mi sono dovuto documentare per bene (per questo ti rispondo in ritardo) vado a risponderti.

Il quesito che mi poni è, in realtà, un insieme di quesiti, intimamente connessi e consequenziali.

Per quanto concerne la temperatura cui deve essere mantenuto il latte fresco a mio giudizio il riferimento è il dichiarato in etichetta, ovvero l’intervallo di temperatura compreso fra 0° e + 4° C. Vero è che il 6° comma dell’art. 5, L. 03.05.1989, n 169, prevede espressamente che “Presso i punti di vendita la temperatura di conservazione del latte sottoposto a trattamento di pastorizzazione deve essere compresa fra +1  e +6 gradi centigradi”.

Nella seconda parte dell’allegato C di cui all’art 51 D.P.R. 26.03.1980, n 327, cui fa riferimento il 5° comma del succitato art. 5, L. 169/89, (così come risulta sostituito dal D. M. 10.04.1980, n 178) è inserito il “latte pastorizzato in confezioni” per il quale è previsto un intervallo di temperatura compreso fra 0° e + 4° C e, nello stesso allegato è riportata la temperatura massima raggiungibile durante il tempo di distribuzione frazionata, ovvero +9° C.

La cosa, come vedi, si ingarbuglia un pochino. Se si trovasse un latte con una temperatura di, poniamo, 7° C occorrerebbe effettuare tutta una serie di verifiche per escludere che la temperatura eccessiva non dipenda dalle operazioni di consegna frazionata, poiché solamente in questo caso si potrebbe ipotizzare l’integrazione della violazione di cui all’art. 5, lettera b) L. 30.04.1962, n 283 (cattivo stato di conservazione), oppure dal fatto che la confezione di latte sia stata collocata al centro di una partita di latte che è stata oggetto di consegna frazionata e, pertanto, non ha fatto in tempo a rientrare nei limiti di temperatura previsti.

Voglio spendere due parole sul punto “cattivo stato di conservazione”, che è altra cosa da “prodotti avariati”; il cattivo stato di conservazione si concreta nel momento in cui le condizioni di conservazione non sono conformi a quelle previste dalla normativa e/o dalle modalità di conservazione previste dal produttore e riportate sull’etichettatura, indipendentemente dalle alterazioni che il prodotto abbia subito. Nel caso, invece, che il prodotto sia anche alterato si potrebbero ipotizzare anche le fattispecie dei reati di cui agli artt. 444, 448 e 452 C.P. oltre a quella prevista dall’art. 5, lettera d) l. 283/62.

Ovviamente, per poter sostenere tali ipotesi di reato occorre effettuare le relative analisi di laboratorio, volte all’accertamento dell’effettivo fattore di rischio per la salute pubblica presentato dal prodotto che si suppone sia anche “avariato”.

Per quanto concerne la sanzione di cui all’art. 8 della L. 169/89 ritengo che essa debba soccombere se si adotta il criterio del cattivo stato di conservazione, poiché tutte le violazioni di cui all’art. 5, L. 283/62 sono di natura penale.

Infine per quanto riguarda la domanda se il latte che presenti una temperatura superiore a quella prevista possa o meno essere “ricondizionato” mi atterrei a quanto previsto dal D. Leg.vo 155/97, segnatamente l’art. 3 del citato Decreto, ovvero prescriverei (in senso tecnico) al Responsabile “dell’industria alimentare” di  formalizzare nel piano di autocontrollo quali sono, secondo la sua analisi, le “decisioni da adottare riguardo ai punti critici individuati, cioè a quei punti che possono nuocere alla sicurezza dei prodotti” al fine di pervenire alla “individuazione ed applicazione di procedure di controllo e di sorveglianza dei punti critici”.

In altre parole non spetta a noi individuare i “rimedi” da adottare di volta in volta, bensì ci spetta, prima di tutto, il compito di valutare compiutamente i correttivi che il Responsabile dell’industria alimentare intende porre in essere per garantire la salubrità degli alimenti e la consequenziale tutela della salute pubblica (valutazione che si formalizza attraverso l’espressione di un motivato parere igienico-sanitario) e, successivamente, vigilare affinché i rimedi stessi siano effettivamente posti in essere.

Spero di esserti stato utile con queste brevi note. Resto a disposizione per ogni esigenza.

 

Carlo Oriani

Ufficio Tecnico Giuridico

U.N.P.I.S.I.

 

 

 

AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 6 

 “FRIULI OCCIDENTALE”

33170 Pordenone Via Vecchia Ceramica, 1

Tel. 0434/369111 - Fax. 0434/523011

 C.F. / P. Iva 01278420938

 

 

Dipartimento di Prevenzione

SERVIZIO DI IGIENE DELL'ALLEVAMENTO

E DELLE PRODUZIONI ZOOTECNICHE

  

Corso ECM

per veterinari e tecnici della prevenzione

 

 

 

RESIDUI

 

 

Corretto utilizzo dei medicinali veterinari per prodotti di origine animale di qualità

 

 

 

Aviano (PN)

Casa dello studente – Viale S. Giorgio

 

12 – 19 –26 novembre 2004

 

 

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